Psicoterapia della Gestalt

La Psicoterapia della Gestalt  è una terapia sperimentale, piuttosto che verbale e interpretativa. Rientrando tra le “terapie umanistiche”, lo psicoterapeuta gestaltista poggia il suo focus dell’attenzione sul concetto di salute a partire dalle risorse della singola persona.

Il fine della psicoterapia è aiutare le persone a cambiare concretamente qualcosa nella loro vita. Ciò che spinge un individuo a chiede un percorso di psicoterapia è un momento di crisi e di sofferenza in cui, pur avendo, da solo, sperimentato tante “srategie” per vivere e/o superare la sua difficoltà, o il suo blocco, non riesce a cambiare qualcosa concretamente.

Che significa il termine Gestalt?

Gestalt” è una parola tedesca che significa “totalità”, “struttura”, “configurazione”, “insieme”. Noi siamo una “gestalt” nel senso che siamo una configurazione costituita da tante parti, siamo fatti di: pensieri, di emozioni, di sensazioni fisiche e tutti insieme i nostri aspetti formano una particolare gestalt.

All’interno della nostra forma, ovvero della nostra gestalt globale, vi sono innumerevoli configurazioni e sotto aspetti della nostra personalità che ancora richiedono una “chiusura” (gestalt aperte).

Faccio un esempio di gestalt aperta: c’è una parte di me che vuole prendere una decisione definitiva e un’altra parte di me che pone costantemente dubbi e che mi impedisce di andare avanti con la mia decisione. Queste due parti, sono in conflitto tra di loro e mi bloccano. Queste due parti hanno origini più o meno antiche, magari una è più giovane dell’altra, ma entrambe hanno una loro storia. Quando siano nate e perchè, in psicoterapia della gestalt serve a poco. Sapere perchè c’è una parte che pone sempre dubbi, non serve a superare il blocco, ma è solo un modo per conoscere quando si è formata, conoscere “da dove viene” non ci permette di “continuare il nostro percorso”. Per cui, il perchè è solo una curiosità intellettuale o solo il primo passo di consapevolezza che, da solo, non ci aiuta a cambiare lo stato delle cose. Lo psicoterapeuta gestaltista è interessato al fenomeno e cioè a ciò che si manifesta in quel momento. Cioè a rendere cosciente il paziente del blocco che vive e come questo si dispiega sotto i suoi stessi occhi. La psicoterapia della gestalt è un orientamento fenomenologico proprio per questo, nel senso che è interessata ai fenomeni. A quello che si manifesta di noi nel qui ed ora, cioè nel nostro presente, nella vita quotidiana di adesso. Ed è esistenziale in quanto si preoccupa e si occupa dell’esistenza dell’individuo nel senso di aiutarlo a vivere nel modo più funzionale possibile. Cioè a stare nel mondo, o meglio, a rendersi conto di come sta nel mondo e di cosa vuole cambiare per essere più felice.

In psicoterapia i pazienti portano prevalentemente le proprie gestalt aperte per essere aiutati a chiuderle. Le gestalt aperte sono i fatti incompiuti, cioè tutte le esperienze passate che la persona pensa di aver superato, ma che stanno là e le impediscono di vivere bene.

Durante l’incontro, il terapeuta aiuta il paziente a  riprodurre le situazioni che la persona porta come problematiche, con le sue domande amplia la sua consapevolezza, lo porta a vedere il proprio comportamento con maggiore chiarezza, gli permette di vedere che cosa accade quando…. e come si interrompe quando…ed è per questo che la psicoterapia della gestalt si definisce sperimentale e non interpretativa.

“Il compito dello psicoterapeuta, contrariamente ad un diffuso malinteso, non è affatto quello di «trovare» cos’è che non va nel paziente per poi poterglielo «dire». Altri glielo «avevano già detto» per tutta la sua vita e, nella misura in cui ha accettato le parole altrui, egli stesso «se lo diceva». […] Il lavoro dello psicoterapeuta non consiste nemmeno nell’imparare delle cose riguardo al paziente per poi insegnargliele, bensì insegnare al paziente come imparare ciò che concerne se stesso. Questo significa che il paziente deve diventare direttamente consapevole di come realmente funzioni in quanto organismo vivente; e questo avviene sulla base di esperienze concrete e non verbali”. Fritz Perls

Ovviamente, vivendo direttamente le situazioni in un contesto protetto, come lo studio dello psicoterapeuta, e con una relazione con lo stesso basata sull’ alleanza e sull’empatia, quindi una relazione viva, autentica e senza nessun giudizio sui contenuti espressi, la persona cambia.

“Considerate il vostro paziente come un individuo capace e completo, che può fare le cose difficili senza che le facciate voi per lui, che può prendere strade sbagliate e imparare dai suoi stessi errori. Rispettate la sua capacità di resilenza, rispettate la sua capacità di autogestire il malessere, rispettate la sua parte sana e capace di adattarsi, le sue risorse, il suo auto-sostegno e il suo potenziale umano”. Fritz Perls, 1974

Secondo F. Perls,fondatore della Psicoterapia della Gestalt,  questo processo è possibile nel momento in cui il paziente è disposto a ricollocarsi al centro della propria esistenza, recuperando il potere su se stesso e sui propri comportamenti, compresi gli aspetti disarmonici e contraddittori, assumendosi la responsabilità di quello che  sta facendo, del modo in cui produce i suoi sintomi.

Solo assumendosi la responsabilità (ovvero l’abilità a rispondere) della propria vita, entrando in contatto con tutte le parti di sé, solo allora ha inizio la crescita, ha inizio l’integrazione, e la capacità di vivere in pieno la propria esistenza.

Responsabilità significa modificare una situazione. Non è da confondere con il significato corrente di dovere inteso quello che è doveroso fare, ma con la propria capacità di vivere le situazioni che viviamo e che non ci piacciono, in modo diverso.

Cosa faccio io per trovarmi in quella situazione?

Cosa devo non fare per non continuare a vivere ciò che vivo e che non mi piace?

Qual è la mia responsabilità in tutto questo?

Quale parte di me si nutre anche se di velenoso veleno?

Ogni situazione, anche quella che apparentemente non ci siamo scelti ma nella quale diciamo di esserci trovati, conserva una nostra responsabilità. Ciò che abbiamo fatto o ciò di cui avevamo bisogno, ci ha portato a vivere determinate situazioni. Noi non sapevamo però che stavamo usando situazioni per soddisfare parti di noi. Ecco cosa sono le Gestalt aperte. Il trovarsi in situazioni poco piacevoli, che lo risultano anche a distanza di anni, ha a che fare con Gestalt aperte. Cioè bisogni non soddisfatti che sono inconsapevolmente emersi (dallo sfondo sono venuti in figura) in situazioni quotidiane, in possibilità nuove, in incontri, in cui noi abbiamo tentato di chiudere, di dare un finale diverso. Se c’è un antico bisogno non soddisfatto che proiettiamo in una situazione attuale, ogni tentativo di chiusura inconsapevole che compiamo, è inutile.

I “buchi” del passato non si riempiono con nuove situazioni. Un buco è un buco ed è meglio  conoscerlo, prenderne coscienza per evitare di riempirlo con situazioni dell’oggi. Altrimenti, ritorneremmo sempre alla stessa frustrazione. Nessuna nuova situazione o persona può riempiere una nostra situazione di mancanza, solo noi possiamo farlo ed esserre aiutati, con la psicoterapia, a non ripetere gli stessi errori.

La psicoterapia, ci aiuta a conoscere le nostre Gestalt aperte, a farci prendere coscienza di come queste si attivano nelle situazioni quotidiane e nelle scelte di tutti i giorni, per aiutarci responsabilmente ad essere.

Lo psicoterapeuta sostiene le persone nel trovare dentro di sè la forza di adottare comportamenti differenti, uscendo per quanto desidera dai confini dell’abituale, per trovare un nuovo dinamico equilibrio tra i propri desideri e i bisogni e le proprie azioni.

“Io sono ciò che sono e non posso essere diverso da ciò che sono, ma posso fare mille cose diverse da ciò che faccio.” E. Polstern