Come curare gli Attacchi di panico

...un vortice

…un vortice

Uscire dalla sensazione di panico, si può. Ma il panico, creando una situazione di panico, ci da la dimensione dell’impossibilità. Sembra un gioco di parole, ma ciò che si vive quando si provano gli attacchi di panico è una condizione di estrema impotenza che ci toglie la speranza di poter guarire.  E’ un ciclo vizioso, si ha paura di avere paura. Si vive uno stato di ansia costante e generalizzata.

L’attacco di panico è una sintomatologia di cui soffrono moltissime persone. La stima dei dati che provengono dall’Associazione Liberi dal Panico e dall’Ansia (ALPA) di Roma, ci dice che singoli episodi di attacchi di panico, colpiscono il 35-40% della popolazione italiana e che nel 5% dei casi, gli attacchi di panico sono ripetuti nel tempo. Questi dati ci portano alla urgenza di considerare che circa 10 milioni di italiani hanno sofferto di attacchi di panico almeno una volta nella loro vita.

La persona che ha vissuto o vive questa esperienza, la definisce terrificante. “E’ una sensazione che ti fa impazzire!” Questa è una delle espressioni che ho sentito usare molto spesso, insieme a “ti senti che puoi morire da un momento all’altro”. L’attacco di panico sopraggiunge senza nessun preavviso. Arriva e ti paralizza! La non previsione di un momento così bloccante e paralizzante non permette alla persona di vivere tranquilla durante l’intera giornata. Per cui chi ne soffre, ha un pensiero costante per tutte le ore della giornata, da quando si sveglia a sera. Ha paura che arrivi in qualsiasi momento: quando guida, quando lavora, quando sta parlando, quando mangia, quando va a passeggio…ecc.

Immaginiamo cosa possa diventare la vita di chi soffre di questo disturbo. Ed ancora….

La cosa positiva è che vi è un rimedio. Dagli attacchi di panico se ne può uscire…si può guarire!

Il medico di base, generalmente, è il primo specialista a cui la persona si rivolge. Questi, il più delle volte, dopo essersi accertato che il paziente non abbia nessun problema fisico (problemi cardiaci, respiratori, tirodei) gli prescrive degli ansiolitici e/o degli antidepressivi. Quando il medico è disponibile ad integrare la sua competenza con quella di altri specialisti, consiglia al paziente di seguire un percorso di psicoterapia. Negli ultimi anni, secondo la mia esperienza clinica, questo rimando ad un altro professionista, si sta verificando con una frequenza maggiore. L’ausilio farmacologico è fondamentale, in alcuni casi, ma non è del tutto risolutivo. In quanto ci consentono di ridurre la frequenza e l’intensità  della sintomatologia e di tranquillizzare il paziente, ma non libera lo stesso dagli attacchi di panico nel tempo. La psicoterapia, invece, interviene sulle esperienze di vita della persona, sul suo vissuto, sulle emozioni che accompagnano la percezione di molti eventi della vita quotidiana. Sostiene il paziente nel consegnarli dei rimedi di “pronto intervento” come la capacità di auto tranquillizzarsi, tecniche di rilassamento corporeo, pensieri autosupportivi, e nello stesso tempo lavora sulla personalità e su ciò che si è “sedimentato” nel tempo e che ha assunto la forma degli attacchi di panico.

Paradossalmente, gli attacchi di panico sono un modo funzionale di sopravvivenza dell’organismo. Nel senso che, il corpo manda un segnale forte al punto da essere paralizzante che ti comunica che stai facendo qualcosa che “ti fa male”. Spesso gli attacchi di panico, secondo la mia esperienza clinica, sono condizioni di impotenza e di rabbia repressa che hanno accompagnato per un lasso di tempo, più o meno lungo, la persona. La paura è una emozione di superficie e se vogliamo, è una emozione della quale si veste una emozione che è molto più profonda, come la rabbia e l’angoscia.

Inoltre, c’è da specificare che i sintomi degli attacchi di panico, investono l’intera persona che si sente soffocare, ha tachicardia, vertigini, sudorazioni, dolori al petto, blocco alla gola, giramenti di testa. Avere questi sintomi comporta un dispendio di energia notevole da parte della persona nel suo quotidiano. La paura lo accompagna. Per cui si rischia un isolamento. La persona incomincia ad evitare i luoghi affollati, le feste,  guidare,  rimane solo in casa, esce  ma solo se accompagnato da una persona molto intima. Ed è per questo che chi soffre di attacchi di panico coinvolge inevitabilmente tutte le persone a lui vicine. L’isolamento prolungato nel tempo può portare anche alla strutturazione di una depressione.

Potete aiutarvi a rimediare a questo male, o aiutare le persone care a superare questa situazione, considerato che vi sono soluzioni.

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