La teoria del sè in Gestalt

Quando parliano del in Psicoterapia della Gestalt, facciamo riferimento ad un processo costante di adattamento creativo dell’uomo al proprio ambiente, interiore ed esteriore.

Per cui il , non è un’entità fissa. Goodman dice del sé:

  • è la nostra maniera particolare di essere impegnati in un qualsiasi processo;
  • il nostro modo di espressione individuale nel nostro contatto con l’ambiente;
  • l’agente di contatto col presente.”

Sergio Mazzei, Psicologo- Psicoterapeuta e Didatta dell’Istituto di Gestalt di Cagliari, scrive:   

SergioMazzei

 “ Si potrebbe dire piuttosto che il sé è come un “organo” della persona, uno strumento che ha insita la capacità di regolare l’organismo che presiede e di risolvere i suoi problemi per mezzo della sua caratteristica principale che è quella di essere un “processo permanente di adattamento creativo” dell’uomo al proprio ambiente”…“ per “organismo” nella psicoterapia della Gestalt si intende l’individuo che è in relazione con l’altro da sé, cioè con l’ “ambiente”. Io e te siamo due organismi ed entriamo in contatto attraverso la nostra interazione che avviene attraverso ciò che viene definito “confine del contatto”. Il ciclo dell’esperienza avviene in quella zona intermedia tra me e te che è detta “confine del contatto”.

E’ nel confine del contatto che separa me da te, che avviene la relazione.

Ciclo del Contatto in Gestalt

paolo QuattriniPaolo Quattrini, Psicologo-Psicoterapeuta e Didatta dell’ Istituto Gestalt di Firenze, della spirale del contatto, scrive:

“Per contatto si intende una relazione trasformativa. Quello che fa l’efficacia di questo tipo di relazione sono quattro operazioni: sentire, volere, decidere di fare, verificare. Questi quattro passi, costitutivi della ciclo del contattospirale del contatto, si possono fare con sé e con gli altri all’interno di qualsiasi situazione: è quello che nella Gestalt si chiama un “continuum di consapevolezza”.

Se non mi rendo conto di quello che sento non posso farne qualcosa: non sentire rende tutto indifferenziato. I1 primo punto per esistere è dunque sentire: nel momento in cui sento, per es. sete, si delinea una gamma di possibilità di cose da volere. Tutto comunque rimane sospeso finché non decido cosa fare per ottenere quello che voglio e lo faccio, e la trasformazione in realtà non si realizza davvero finché alla fine non verifico che effetto fa su di me ciò che ho fatto. La spirale del contatto appare così come uno strumento per orientarsi (attraverso le microscelte quotidiane) nel labirinto della vita.”

Ciclo del contatto-ritiro: si divide in 4 tappe, a seconda della fase in cui si verifichi l’interruzione, avremo un differente tipo di perdita delle funzioni dell’Io.

PRE-CONTATTO fase di sensazioni; la percezione di uno stimolo si fa figura che sollecita un interesse.

CONTATTO, processo attivo, l’organismo si prepara ad affrontare l’ambiente, si accompagna a un emozione.

CONTATTO FINALE è un momento di confluenza sana, di indifferenziazione io-tu, organismo-ambiente; vi è coesione tra percezione, emozione e movimento.

POST-CONTATTO o RITIRO è una fase di assimilazione, “digestione” dell’esperienza, che favorisce la crescita. Il sogg. si ritrova disponibile per un’altra azione.

Qui il ciclo si chiude, si ritorna al momento cerniera dello “stato zero”, al vuoto fertile dell’indifferenza creativa (Friedlaender), da cui potrà emergere una nuova esperienza.

Sergio Mazzei dice che :“Scopi della psicoterapia sono il raggiungimento della consapevolezza e della responsabilità, intesa come abilità a rispondere, che non vuol dire dare la risposta giusta, ma quella utile per raggiungere la soddisfazione di un bisogno e per fare ciò si rende necessario sviluppare la conoscenza del paziente delle proprie dinamiche attraverso un processo di autoosservazione. Un buon lavoro psicoterapeutico aiuta la persona a trovare modi di risposta diversi alle proprie abitudini poco o per nulla funzionanti. Quando uno osserva se stesso e chiude i propri occhi appaiono delle cose: possono essere sequenze di immagini, emozioni, sensazioni, pruriti, ecc. Tutte queste esperienza ti mettono “in rete” e tu, seguendo la catena delle associazioni, ovvero “navigando” attraverso di esse, puoi vedere delle immagini che si formano continuamente in rapporto con le tue storie interne che vanno alla ricerca di una risposta, di una soddisfazione.”

Cosa sono e quali sono le “resistenze”

In realtà numerose sono le Gestalt incompiute, i cicli interrotti da un disturbo al confine contatto; tali meccanismi di difesa o di evitamento del contatto possono essere sani o patologici a seconda della loro intensità, flessibilità, del momento in cui si attivano, ecc. La loro individuazione permette una specifica strategia terapeutica, ma è da notare che l’intento non è di attaccarle, vincerle o superarle, quanto renderle più coscienti, più adatte alla situazione del momento, evidenziandole ed esplicitandole. Sono considerate infatti reazioni di adattamento.

CONFLUENZA è uno stato di non contatto, di fusione per assenza di confine, il Sé non può essere identificato. Di regola è seguita dal ritiro che consente di ritrovare l’identità personale contrassegnata dalla singolarità e dalla differenza; laddove diviene cronica, allora è patologica.

INTROIEZIONE Qualsiasi assimilazione inizia con un processo di distruzione e destrutturazione: sgranocchiamo una mela prima di inghiottirla, come critichiamo un’idea prima di adottarla; patologica, consiste nell’inghiottire tutte intere le idee, abitudini o principi, senza trasformarli per assimilarli (es. tutti i “bisogna”).

PROIEZIONE inversamente è la tendenza ad attribuire all’ambiente la responsabilità di ciò che trae origine dal Sé. Quando sana, permette l’empatia e la creazione artistica, quando invece è sistematica culmina nella paranoia; è utile in tal caso il lavoro terapeutico in gruppo per un confronto diretta con gli altri membri e pure i giochi con cambiamenti di ruolo.

RETROFLESSIONE è il rivolgere contro se stessi ciò che si vorrebbe fare agli altri (es. mi mordo le labbra per non aggredire) o ancora nel fare a se stessi ciò che vorremmo gli altri ci facessero (es. la masturbazione o la vanteria). Sana, segna l’educazione sociale, la maturità e il controllo di sé, patologica, sfocia in un’inibizione permanente masochista delle pulsioni (origina somatizzazioni) o in un’esacerbazione delle soddisfazioni narcisistiche.

DEFLESSIONE consente di evitare il contatto diretto, deviando l’energia dal soggetto originario, è una fuga, un evitamento. Da efficace strategia di adattamento, può, nei casi limite, evocare la psicosi: il sogg. non aderisce mai alla situazione, parla costantemente “in modo laterale” di altre cose o agisce indipendentemente dall’ambiente esterno.

PROFLESSIONE combinazione di proiezione e retroflesione: fare agli altri ciò che si vorrebbe essi facessero a noi (es. lodo i vestiti degli altri affinché gli altri si interessino dei miei).

EGOTISMO è un deliberato rinforzo del confine-contatto, un’ipertrofia dell’io

Sergio Mazzei, afferma che: “una delle cose da fare in un processo psicoterapeutico è quella di osservare le interruzioni al confine del contatto: osservare come il cliente respira, come parla, come si muove, come si veste, in che modo racconta la sua storia, per esempio in relazione alle sue dinamiche familiari, ai suoi rapporti, alla sua percezione di sé e del proprio corpo, ecc.”

Il Gestaltista, intensamente attento al processo della relazione che va sviluppandosi, è interpellato costantemente nel suo essere globale, è dunque indispensabile, oltre ad aver affrontato la propria problematica esistenziale personale, che si riservi regolarmente – per tutta la durata della carriera – dei periodi sufficienti di lavoro personale su se stesso e di riciclaggio professionale. Non si tratta di aver “risolto tutti i propri problemi”, ma di riuscire ad affrontarli senza eccessi di ansia, o essendone sopraffatti. Cinque tipi principali di difficoltà esistenziali (citate correntemente dai clienti) che un esperto dev’essere in grado di fronteggiare con sufficiente disinvoltura sono: la solitudine / il dubbio / l’aggressività / la sessualità / la morte.

 

Bibliografia:

Tratto da-LA GESTALT: TERAPIA DEL CON-TATTO EMOTIVO   di Serge e Anne GINGER (sintesi di Daria Borsetti)

TEORIA DEL SÉ E CICLO DEL CONTATTO di Sergio Mazzei Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work

LO STILE DELLA GESTALT NELL’ISTITUTO GESTALT DI PUGLIA di Paolo Quattrini

 

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