Bullismo: T’aspetto fuori!

bullismo b in diretta….sono un bullo e me ne vanto!

Il fenomeno del bullismo, per quanto venga costantemente individuato come altamente distruttivo, continua ad essere presente e dilagante nelle nostre scuole. Spesso chi si rivolge ad uno psicologo privatamente, per chiedere aiuto, sono i genitori del ragazzo-vittima o il ragazzo stesso che raggiunta la giovane età (intorno ai 20 anni), presenta, ancora, i traumi di una “ingiustizia subita” tra coetanei. L’effetto
delle azioni bulle, sulla persona ormai adulta, ha avuto dilanianti conseguenze: hanno minato profondamente la fiducia in se stesso con conseguenti comportamenti di isolamento sociale o di diffidenza acuta nei rapporti d’amicizia. Qui di seguito, proverò a spiegare il fenomeno, le sue dinamiche, e le possibili soluzioni.

Cos’è il bullismo? 

Deriva dal termine inglese bullying ed è utilizzato per indicare un insieme di comportamenti messi in atto per “colpire, denigrare, offendere, maltrattare” sempre una stessa persona.

ll bullismo si manifesta in tre forme principali:

  • Bullismo diretto (attacchi relativamente aperti nei confronti della vittima)

     -fisico: colpire con pugni o calci, sottrarre o rovinare oggetti di proprietà, ecc. ;         

    -verbale: deridere, insultare, prendere ripetutamente in giro, sottolineare aspetti fisici ridicolozzandoli.

  • Bullismo indiretto (isolamento sociale e intenzionale- esclusione dal gruppo)
  • diffondere pettegolezzi fastidiosi o storie offensive, escludere dai gruppi di aggregazione, ecc.
  • Bullismo elettronico (attraverso internet e cellulari)
  • diffondere sms, email, messaggi in chat, video, ecc. con contenuti offensivi e lesivi per la riservatezza delle persone.

 

 

Chi è il bullo?

Il bullo è un ragazzo che cova dentro di sé un alto livello di rabbia e di aggressività che scarica su un altro ragazzo scelto con destrezza per la sua vulnerabilità.

Come si diventa bulli?

Si diventa bulli per contrastare un vissuto di sofferenza. A volte dietro ad un bullo c’è una storia di maltrattamenti familiari e/o di abusi. E’ un ragazzo generalmente solo e senza modelli comportamentali familiari validi da seguire, vive spesso per la strada ed è trascurato dalla famiglia. Non ha regole e può muoversi liberamente, andare con chi vuole e dove vuole. Il bullo non è mai solo, lui è tale perché c’è un gruppo che lo riconosce e spesso è quello fisicamente più forte o è così che si propone. Quando viene scoperto, il bullo nega sempre di aver commesso quel comportamento e si finge vittima, non assumendosi mai la responsabilità di ciò che ha determinato.

Il bullo comportandosi da carnefice ottiene per sé:

  • l’attenzione di molti e la popolarità;
  • ha potere e lo esercita con richieste e pretese sui membri più deboli del gruppo;
  • si sente spalleggiato dagli altri componenti del gruppo e questo lo eccita profondamente;
  • continua a comportarsi da bullo, se non ci sono conseguenze al suo comportamento, se il resto del gruppo è un silenzioso testimone, se la vittima è silenziosa.

 

Chi è la vittima?

Abbiamo due tipologie di vittima:

  1. quella proveniente da un ambiente socio-economico alto per cui viene individuato come il “figlio di papà”;
  2. o colui che è estremamente timido, non ha nulla di attraente, non sa chiedere aiuto per timori suoi vari, si dà la colpa di tutto ciò che gli accade e proviene da un ambiente familiare che rinforza tale responsabilità, ha un gran bisogno di integrarsi.

Come si diventa vittima?

Non c’è un motivo o un comportamento particolare, assunto da quel ragazzo, che lo candida ad essere una potenziale vittima di bullismo. Si diventa vittime perché si è alti o bassi, magri o grassi, per il colore dei capelli, perché porta gli occhiali, per le orecchie piccole, grandi o a sventola, perché indossa dei vestiti “sbagliati”; qualsiasi scusa è appunto, una scusa. L’obiettivo è scaricare tutta la rabbia e l’aggressività su qualcuno, chiunque esso sia.

 

Quali le conseguenze psicologiche?

Nella Vittima, le  conseguenze psicologiche che tale fenomeno contribuisce a creare, sono:

  • il senso di inadeguatezza e insicurezza diffusa;
  • il calo del rendimento scolastico fino all’abbandono scolastico;
  • l’abbassamento dell’autostima;
  • l’instaurarsi di comportamenti devianti e di difficoltà relazionali;
  • forme acute di depressione.

Nel Bullo, se persistente nel tempo, abbiamo l’instaurarsi di un disturbo di personalità deviante e antisociale.

 

Come intervenire?

 

Notevole importanza viene rivestita dal contesto scolastico. La realtà scolastica nel suo complesso, infatti, rappresenta nella vita quotidiana del ragazzo un momento importante dell’esperienza sociale. Essa rappresenta il luogo privilegiato in cui si sviluppano e alimentano le dinamiche tipiche del bullismo. Per cui agli insegnanti deve essere offerto un valido supporto psicologico che li aiuti e li consenta di individuare preventivamente l’instaurarsi di conflitti tra gli alunni che possano sfociare in atti di bullismo vero e proprio. Il lavoro, nel contesto scolastico, deve essere rivolto anche a tutti gli altri studenti che, generalmente, assistono passivamente a questi fenomeni. Gli studenti, sono consapevoli che ciò che accade è sbagliato , ma se non li si chiede esplicitamente aiuto, e non li si convince che hanno il dovere di parlare e di agire, finiscono per diventare solo dei testimoni passivi e silenziosi di atti “crudeli” e per cui complici del fenomeno.

Oltre al supporto nel contesto scolastico, sarebbe necessario e auspicabile un valido supporto psicologico individuale sia per la vittima del bullismo sia per il bullo.

E’ importante che ci sia una rivalutazione del bullo, nel senso che non deve più essere considerato come “il cattivo che va soltanto punito” ma come colui che sta esprimendo una difficoltà, di qualsiasi natura essa sia. Il suo comportamento va interpretato come una possibile richiesta d’aiuto. Quindi, bisogna aiutare anche lui.

 

Bibliografia:

Micoli A., Puzzo C., Bullismo e responsabilità, 2012, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RV)

Chiarugi M. Anichini S., Sono un bullo quindi esisto. I volti della violenza nella ricerca della felicità, 2012, Franco Angeli, Milano

Dan Olweus, Bullismo a scuola: ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Firenze, Giunti 1996 (ed.or.1993)

N.B. Articolo pubblicato in  http://www.bisceglieindiretta.it/taspetto-fuori/

 

 

 

 

 

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