Mamma e papà fanno discussione: quando è traumatico

Generalmente, si ritiene che le esperienze vissute in tenera età vengano dimenticate con una certa velocità e pertanto, non lasciano nessun segno nel tempo. Questa idea, esclusivamente  legata a “modi di pensare della gente” invece, è stata ampiamente confutata dagli studi neuro-psico-fisiologici sul sistema della memoria che dimostrano quanto l’impatto cognitivo-emozionale di eventi traumatici hanno sulla vita delle persone.

Pertanto, è vero sì che un bambino ha in sé grandi risorse emozionali tali per cui riesce a superare in tempi, piuttosto brevi, eventi stressanti, ma è altresì vero che tali eventi vengano memorizzati nel cervello del bambino e che influenzano la sua crescita e il suo sistema percettivo di fatti ed eventi successivi.

Ovviamente episodi singoli ed estemporanei non costituiscono trauma-infantile-immagine2quello che generalmente va sotto il nome di trauma, anche se lascia la sua traccia mnestica. Pertanto, perché un evento si definisca traumatico è necessario che si reiteri in un certo arco di tempo e che abbia una cadenza quasi quotidiana. Mettiamo il caso che il bambino assista con una frequenza di due o tre giorni alla settimana a discussioni più o meno acerrime tra i genitori. Lo stesso incomincerebbe ad aspettarsi, quasi con una certa precisione matematica che allo scadere di un lasso temporale dovrebbero riverificarsi tali episodi. Diventa quasi una abitudine, un modo di vivere. E’ come se  strutturasse l’idea che stare in coppia comporta quella cadenza di attrito tra i patner ed è così che si prospetterebbe, nella gran parte dei casi, la sua futura vita di coppia. Continua….

Se le discussioni sono meno frequenti ma intense nella manifestazione, il bambino vivrebbe con il timore costante che da un momento all’altro  “possa scoppiare una bomba”. Lo stato di attivazione neurofisiologia e di vigilanza si verificherebbe nel bambino con una certa frequenza. Questa è una reazione naturale dell’organismo che per meglio adattarsi al sistema si prepara per essere il più pronto possibile a “reggere” l’ evento.

Quindi nel primo caso nasce un modus vivendi, nel secondo caso una paura costante di un pericolo eventuale.

Mettiamo che invece in famiglia le discussioni si verificano ma con una certo lasso di tempo piuttosto ampio tra un litigio e l’altro.

Cosa determina la differenza tra la prima, la seconda e la terza esperienza?

La frequenza e l’intensità.

La terza è non definentesi traumatica in quanto è un episodio isolato e lascia lo spazio al bambino di metabolizzare l’evento stressante, di incasellarlo come esperienza episodica, e non come abitudine o come una catastrofe che può accadere da un momento all’altro, e di elaborarlo emotivamente con più energia e risorse cognitive.

Parliamo di trauma quando l’esperienza presenta una forte componente  emozionale e una certa costanza. Un trauma quando rimane “aperto” condiziona le esperienze future che appaiono al bambino simili tra loro. Le esperienze traumatiche simili tra loro, nel cervello “vanno a braccetto” e diventano caratteristiche della propria personalità.

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2 comments on “Mamma e papà fanno discussione: quando è traumatico
  1. Barbara scrive:

    Differenza sostanziale!!! Lo psicologo aiuta a ritrovare se stessi con l analisi di se stessi, lo psichiatra ti riempe di psicofarmaci!

    • Dott.ssa Donatella Gramegna scrive:

      Ciao Barbara, purtoppo la cattiva informazione non consente di rivologersi al professionista adatto per la situazione che la persona si trova a vivere. I due professionisti, nella loro distinzione di ruoli, dovrebbero interfarciarsi, ma purtroppo questo spesso non avviene. Adesso la tua esperienza potrebbe diventare risorsa per molte persone. Un caro saluto, Donatella

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