Psicoterapia della Gestalt

La psicoterapia della Gestalt  è una terapia sperimentale, piuttosto che verbale e interpretativa. “Gestalt” è una parola tedesca che significa “totalità”, “struttura”, “configurazione”, “insieme”. Noi siamo una “gestalt” nel senso che siamo una configurazione costituita da tante parti.

Siamo fatti magritte1di pensieri, di emozioni, di sensazioni fisiche e tutti insieme i nostri aspetti formano una particolare gestalt. All’interno della nostra forma, della nostra gestalt globale vi sono innumerevoli configurazioni e sottoaspetti della nostra personalità che ancora richiedono una “chiusura”.

In psicoterapia i pazienti portano prevalentemente le proprie gestalt aperte per essere aiutati a chiuderle. Le gestalt aperte sono i fatti incompiuti, cioè tutte le esperienze passate che la persona pensa di aver superato ma che stanno là e le impediscono di vivere bene.  Durante l’incontro, il terapeuta aiuta il paziente a  riprodurre le situazioni che il paziente porta come problematiche, con le sue domande amplia la consapevolezza del paziente, lo porta a vedere il proprio comportamento con maggiore chiarezza; il terapeuta si interessa allora sul come la persona si fissa, come si interrompe. 

Secondo F. Perls questo processo è possibile nel momento in cui il paziente è disposto a ricollocarsi al centro della propria esistenza, recuperando il potere su se stesso e sui propri comportamenti, compresi gli aspetti disarmonici e contraddittori, assumendosi la responsabilità di quello che  sta facendo, del modo in cui produce i suoi sintomi. Solo assumendosi la responsabilità della propria vita, entrando in contatto con tutte le parti di sé, solo allora ha inizio la crescita, ha inizio l’integrazione, e la capacità di vivere in pieno la propria esistenza.

 

“Il compito dello psicoterapeuta, contrariamente ad un diffuso malinteso, non è affatto quello di «trovare» cos’è che non va nel paziente per poi poterglielo «dire». Altri glielo «avevano già detto» per tutta la sua vita e, nella misura in cui ha accettato le parole altrui, egli stesso «se lo diceva». […] Il lavoro dello psicoterapeuta non consiste nemmeno nell’imparare delle cose riguardo al paziente per poi insegnargliele, bensì insegnare al paziente come imparare ciò che concerne se stesso. Questo significa che il paziente deve diventare direttamente consapevole di come realmente funzioni in quanto organismo vivente; e questo avviene sulla base di esperienze concrete e non verbali”. (Fritz Perls)

 

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